Partiamo da una curiosità?
Perché si chiamano saldi? Il termine indica la differenza tra le entrate e le uscite e sono vendita dell’invenduto. Il termine deriva dal verbo latino “saldare” con il significato di chiudere, consolidare. Lo scopo è quello di vendere vecchie collezioni per poter dare spazio a quelle nuove, chiudendo il tutto. Nascono nel XIX secolo grazie a Simon Mannoury, fondatore del primo grande magazzino di Parigi, chiamato “Petit Saint Thomas”.
Da noi, i saldi si sviluppano durante il fascismo, i prodotti venivano venduti scontati in qualsiasi periodo dell’anno, con la caduta del fascismo, nacque la camera di commercio che, tra le varie mansioni, doveva anche regolamentare le vendite promozionali. Negli anni Ottanta si decise di fare i saldi per quattro settimane, due volte l’anno.

Cosa acquistare con i saldi?
Prima di ogni acquisto, è sempre meglio stilare una lista delle reali necessità, decidere una somma definita da spendere e fare un confronto con i prezzi precedenti. Lo shopping che facciamo durante i saldi non può essere ridotto solo ad un fattore di convenienza, l’aspetto emozionale gioca un ruolo determinante perché la scontistica va ad attivare nel nostro cervello quella stessa area responsabile del piacere, ecco perché, molto spesso, si fanno acquisti compulsivi e non necessari.
Chi è un appassionato di tendenze, sarà portato ad acquistare i must have della stagione in corso, ma il consiglio è quello di comprare capi che si potranno sfruttare anche in autunno, come ad esempio abiti chemisier a mezza manica, abiti sottoveste in satin, da indossare con una t-shirt sotto, durante la stagione autunnale, gonne midi in satin, indossabili tutto l’anno e capispalla come il trench. Immancabile una camicia bianca e un denim. Scarpe come le slingback e i mocassini possono essere indossati anche in autunno.
E l’ambiente?
Tutti siamo a conoscenza del cambiamento ambientale, qualcuno non ci ritiene responsabili del disastro che il mondo sta vivendo, ma è innegabile che l’inquinamento tessile aumenti a causa del fast fashion. Più la qualità di un capo è bassa, maggiore è la probabilità che quel capo lo getteremo presto nei rifiuti, andando ad aggiungersi alle tonnellate di abiti di cui ci siamo sbarazzati.
Il fast fashion è un po’ come le sigarette, si è consapevoli che facciano male, ma si continuano a fumarle. Allo stesso modo, sappiamo quanto le fibre impiegate dal fast fashion siano dannose anche per la nostra pelle (oltre che per l’ambiente), ma continuiamo ad indossarle. Una valida alternativa alla merce low cost della moda veloce, è l’abbigliamento vintage e il second hand.
Dunque, divertiamoci con qualche acquisto, gratifichiamoci con qualcosa che desideriamo realmente, ma non facciamoci trascinare dalla finta moda di queste catene. La moda è un fenomeno della società che tende all’affermazione personale, in un conteso storico preciso e che offre modelli estetici che ci fanno sentire parte di una collettività. Ma per affermare la nostra personalità serve unicità, creatività e questo, il fast fashion non lo offre, rendendoci, al contrario, tutti a immagine e somiglianza dell’altro.


